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Impianti Dentali

Risolvere il problema dei denti mancanti senza traumi.

L’implantologia è sicuramente uno dei miei fiori all’occhiello. Nella pratica quotidiana, la chirurgia implantare prevede l’applicazione di rigidi protocolli e al contempo, la necessità di saper adattare e scegliere il protocollo migliore al caso clinico che ci si presenta.  La formazione continua in medicina e l’applicazione di nuove tecniche rappresentano  quella parte del  lavoro, ricca di nuovi stimoli, che contribuisce  a mantenere viva la passione  per il proprio lavoro.

 

Quando l'implantologia trova giustificazione

Gli impianti dentali oggi sono la soluzione definitiva, semplice e indolore quando purtroppo, a causa delle vicissitudini della vita si sono persi  uno o più elementi dentali. Anche nei casi più gravi dove la mancanza di denti coinvolge un intera arcata è  possibile in un unica giornata, ben organizzata, ripristinare una bocca completa, con protesi fisse provvisorie o definitive.

Perdere i denti non è solo un problema estetico e l’impianto dentale  è sicuramente la soluzione migliore per ripristinare la dentatura persa. I benefici che si ottengono spaziano dalla funzione masticatoria alla dizione ed ovviamente l’estetica originale ripristinata.

Che materiali usiamo?

I nostri impianti sono costruiti in titanio per garantire massima resistenza e biocompatibilità. Sono progettati per sostituire le radici dei denti naturali.

Su queste radici sintetiche inseriamo una protesi, questa può essere una  corona dentale, un ponte o una dentiera avvitata, lo scopo è sempre quello di  sostituire la dentatura mancante.

  • Trattamento : Impianti
  • Efficacia: 100% risolutivo
  • Successi: 96%
  • Fallimenti 4%
  • Pazienti : Edentuli parziali o totali
  • Protesi : Fisse o Removibili
  • Dolore : Assente, presenza di fastidio per 7/10 gg
  • Gonfiore : Effetto collaterale individuale a volte presente
  • Livido : Effetto collaterale individuale a volte presente
  • Durata effetti collaterali : si risolvono da soli in 7/10 gg

CBCT La TAC nello studio dentistico

La rivoluzione della diagnosi nello studio dentistico

La professione del dentista si è trasformata in una disciplina estremamente specializzata, dove la tecnologia riveste un ruolo importantissimo. Pertanto, quanto più lo studio dentistico diventa una struttura complessa, tanto più la figura del medico dentista deve essere attenta e aggiornata. In modo direttamente proporzionale, tanto più aggiorni le tue conoscenze e le tecnologie dello studio dentistico, tanto maggiore diventa la tua professionalità e proporzionalmente aumenta la qualità del tuo lavoro, diminuendo gli errori.

In questo caso la CBCT o Come Beam, detta anche volumetrico 3D, possiede la capacità di aumentare a tal punto la visione della realtà, da diminuire l’errore di diagnosi a un valore prossimo allo zero.

Prima, se vi era la necessità di una visione globale delle arcate dentali, esisteva la sola ortopantomografia. Il limite di questo strumento (OPT) che sia analogico o più moderno e quindi digitale, nasce essenzialmente dal fatto che visioniamo tutte le parti di un oggetto tridimensionale in un immagine bidimensionale, dove gli strati vengono sovrapposti e spesso rendono di difficile interpretazione le immagini risultanti.  A  questo limite dobbiamo aggiungere il  falso radiologico, cioè artefatti che vediamo impresso nell’immagine ma non esistono nella realtà sul paziente, in quanto frutto di un limite tecnico della sistematica di ripresa. Come se non bastasse esiste un ulteriore limite tecnico causato dal sistema di acquisizione, che riguarda la reale dimensione di ciò che vediamo, ossia non tutte le singole immagini sovrapposte proiettate sul film hanno lo stesso ingrandimento perché il fascio è divergente e le immagini hanno differenti punti di messa a fuoco. Inoltre non tutte le immagini si muovono con la stessa velocità sul film bersaglio poiché alcune di esse sono più distanti ed altre più vicine al centro di rotazione istantaneo. Riassumendo in parole semplici è come dire che, queste immagini impresse sulla pellicola rappresentano la sagoma di un ombra che talvolta può ridurre un problema a tal punto da renderlo invisibile,  altre volte lo può ingigantire. Di conseguenza appare chiaro che la diagnosi è soggetta a svariati limiti tecnici ai quali si deve aggiungere un ulteriore limite causato dall’interpretazione soggettiva, del medico dentista che è una variabile indefinita  oggettivamente diversa  tra un professionista e un altro.

Con questo non voglio dire che la OPT (radiografia ortopanoramica o ortopantomografia) perda di valore in assoluto. Sicuramente non trova più indicazione clinica come la trovava in passato pressoché per tutte quelle situazioni dove una rx endorale risultava insufficiente. Resta comunque utile come esame di primo livello non specifico. Come sempre la valutazione finale spetta al clinico.

La TAC volumetrica, al contrario, possiede una definizione di immagine elevatissima prossima ai decimi di millimetro e una capacità di navigazione all’interno delle immagini tridimensionali, tale per cui diventa possibile vedere con precisione cosa contiene il corpo mandibolare. Tutto questo si riassume in:

  1. Margine di errore  prossimo allo zero,
  2.  Immagine diagnostica comprensibile e ovvia a qualsiasi paziente
  3. Possibilità di misurazione con una precisione altissima
  4. Possibilità di  sticking con l’pronta digitale per una più corretta pianificazione implantare
  5. Possibilità di realizzare dime chirurgiche per la chirurgia guidata
In Conclusione

possiamo affermare senza timor di smentita che tutto questo la rende il gold standard per la diagnosi all’interno dello  studio dentistico.  una comodità impagabile per il paziente che  ne può  usufruire nella stessa struttura.

 

  • Vantaggi :diagnosi chiare
  • Indicazioni : Chirurgia, Implantologia, endodonzia
  • Svantaggi : Dose di radiazione ionizzante relativamente alte

Igene Orale Professionale Magnetostrittiva

Cavitron

Ablatori Cavitron®:
leader nei trattamenti di strumentazione parodontale non chirurgica e di igiene orale, con la loro nuovissima tecnologia magnetostrittiva, che va a sostituire la classica piezoelettrica, porta un evoluzione al mondo dell’igiene e della profilassi.

 

Benefici dell’ablazione ad ultrasuoni:

Questa nuova tecnologia offre soluzioni avanzate per ogni procedura di abalzione e lucidatura ad aria. Cavitron® è sinonimo di affidabilità e sicurezza e contribuisce ad elevare lo standard di cura in ogni trattamento di Scaling e Root Planing.

  1. Indicato per tutti i trattamenti di ablazione sopra/sotto-gengivale e debridement parodontale
  2. Rimuove rapidamente ed efficacemente anche i depositi più ostinati
  3. Studi clinici e ricerche hanno confermato la velocità, l’efficienza e la versatilità dell’ablazione ad ultrasuoni magnetostrittiva.
  4. L’esperienza dei pazienti e dei professionisti del settore dimostrano una pressione inferiore ed un maggiore comfort durante le procedure di ablazione ad ultrasuoni magnetostrittiva, rispetto ad una strumentazione manuale o piezoelettrica (1,2)
Referenze bibliografiche

1.CroftLK,NunnME,CrawfordLC,etal.Patientpreferenceforultrasonicorhandinstrumentsinperiodontalmaintenance.IntJPeriodontics Restorative Dent. 2003;23(6):567-573.

2. Reynolds E. Effectiveness and efficiency in ultrasonic scaling. The Academy of Dental Therapeutics and Stomatology. RDH continuing education course. 2006;1-20.

WeldOne Concept

WeldOne Concept

La tecnica più avanzata per stabilizzare gli impianti dentali, quando c’è la necessità di eseguire un carico immediato.

Questo tipo di tecnica è un protocollo codificato, dalla ditta Ankylos Dentsply Sirona, un colosso, punto di riferimento per qualità nel panorama dentale internazionale. Il suo ideatore il Professor Degidi mio conterraneo di Bologna, perdonate la piccola punta di orgoglio nel menzionarlo, hanno fatto si che con questa tecnica sia reso possibile eseguire il carico immediato in praticamente tutte quelle situazioni che si presentano nel quotidiano, e che normalmente non consentirebbero di caricare gli impianti nell’immediato.

Effettivamente per quanto se ne dica, a oggi, esistono dei limiti tecnici  molto importanti che limitano l’utilizzo del carico immediato in implantologia.

Questa innovativa tecnica, prevede una saldatura a punti eseguita intra-oralmente durante l’intervento implantare. Questo permette di abbassare notevolmente i limiti tecnici prima esistenti, permettendo  la posa e il carico di impianti dentali, nella stessa seduta grazie alla stabilità che si ha per mezzo di questa tecnica.  Effettivamente la stabilità ottenuta dall’unione rigida di impianti tra loro, crea la forza sufficiente alla realizzazione di una protesi dentale fissa, immediata, senza dover temere i micromovimenti che porterebbero al fallimento dell’osteointegrazione. Per ottenere dei risultati predicibili è necessario affidarsi a  protocolli operativi e  a una componentistica dedicata.

Saldatura a punti intra-orale

Con questa innovativa tecnica che permette di creare una struttura scheletrica, in titanio, rigidissima, in tempi brevi è possibile avere denti fissi sia pur provvisori in un unica seduta, con risultati estetici soddisfacenti. Dopo la completa guarigione dell’osso sarà possibile sostituire i provvisori con definitivi e aggiustare le piccole imperfezioni estetiche con la finalizzazione del trattamento.

Vantaggi:

  1. Velocità di esecuzione
  2. Possibilità di realizzare dei durabold, provvisori fissi di lunga durata, permettendo di inserire impianti d’eccellenza (le fondamenta della casa) con protesi più economiche e durevoli, che potranno in futuro essere, riparate o sostituite.

 

Indicazioni e controindicazioni

Come sempre esistono indicazioni e controindicazioni, alle terapie mediche. Chiamate con fiducia il vostro medico dentista che saprà consigliarvi per il meglio dopo un attenta anamnesi.

Revascolarizzazione o Revitalizzazione

Revascolarizzazione o Revitalizzazione Dentale

Una tecnica specifica e protocollata, attuabile in alcuni casi clinici selezionati che permette di portare a termine la formazione di una radice dentale di un dente permanente su un bambino, quando a causa di una carie o un trauma sarebbe da devitalizzare interrompendo la crescita della radice.

La Revitalizzazione, il contrario di Devitalizzazione

La parola stessa mette confusione, fa sembrare il medico dentista affine all’onnipotente. In realtà nulla di tutto questo, come dico sempre i fenomeni sono al cinema, nella vita reale le persone hanno dei limiti in questo caso dettati dalla tecnica.

La tecnica ci viene sempre più in aiuto e ci permette di ricreare vita vascolare su un dente che l’ha perduta. Ricreare un circolo vascolare, e quindi una pseudo nuova polpa dentale, su un bambino permette a questo di terminare la crescita delle radici di denti definitivi, che diversamente dovrebbero essere devitalizzati o estratti precocemente. Quali sono le indicazioni tipiche?

  1. Denti permanenti in soggetti giovani (bambini) con necrosi della polpa (dente dichiarato oggettivamente morto)
Trattamento

Di fatto si utilizza la gemma dentale quando ancora presente per estrapolare le cellule pluripotenti indifferenziate e utilizzarle all’interno del dente morto per ricreare vita vascolare e quindi una pseudo nuova polpa dentale che sostituirà la vecchia oramai inutilizzabile. Il grosso vantaggio per il bambino è quello di riattivare la vitalità del dente incompleto permettendogli di portare a termine la sua formazione e mantenere la vitalità per un tempo indefinito, a volte per tutta la vita del bambino che diventa uomo.

  • Pazienti : Bambini
  • Trattamento : Revitalizzazione dentale
  • Durata del trattamento:  variabile da 2 a 4 sedute
  • Dolore : Assente o lieve per 2/3 giorni dopo la medicazione
  • Follow-up : Indispensabile fino a termine della formazione della radice dentale

Ortodonzia

L'Ortodonzia

Quando dobbiamo rivolgerci al medico dentista?

Per quanto riguarda al momento giusto, in realtà non esiste un momento sbagliato, appena compaiono dei dubbi è bene far controllare i propri figli. La prima visita deve apparire a i loro occhi una cosa normale, come andare a fare la spesa, deve rientrare nell’ordine di idee della quotidianità, i genitori dovranno cercare di  non trasmettere le loro paure ai propri figli. Quindi quanto prima si inizia a frequentare lo studio dentistico tanto più naturale diventerà per i nostri piccoli la presenza del medico dentista, e vivranno meglio  in futuro le sedute specialistiche, se ne dovessero avere bisogno.

 

Come dobbiamo comportarci se ci accorgiamo che i denti di nostro figlio non sono perfettamente dritti?

Per  sfatare i nostri dubbi l’unica persona in grado di poterci consigliare per il meglio è il nostro medico dentista meglio se persona di fiducia. Comunque quando le risposte ottenute da lui non ci dovessero convincere è sempre bene prendere un secondo parere da personale esperto e qualificato.

E’ bene sapere che non esiste un solo tipo di apparecchio per raddrizzare i denti. Esistono diversi tipi di trattamento ortodontico e sono tutti finalizzati ad avere “denti dritti”.

Normalmente spiego a i miei pazienti che esistono varie tipologie di ortodonzia, una detta intercettava che normalmente sfrutta le prime fasi di eruzione dentale per intercettare e correggere piccoli e medi difetti di posizione dei denti utilizzando piste, guide, rimuovendo blocchi funzionali ecc…  un secondo tipo di ortodonzia di tipo  ortopedica  finalizzata alla gestione della crescita ossea, una terza che si pone il fine di l’allineare i denti. All’interno di queste tre macro categorie esistono molteplici tecniche differenti per raggiungere il nostro fine.

 Un apparecchio, infatti, può raddrizzare un dente, oppure allargare il palato per permettere all’intera arcata dentale di avere spazio sufficiente per l’eruzione, chiudere eventuali fessure interdentali, regolare il posizionamento di mandibola e mascella, e molte altre funzionalità specifiche, ma tutto questo lo si può ottenere  ad esempio con apparecchi miofunzionali, cioè che seguono la regola generale che la funzione forma l’organo e quindi il loro scopo non è tanto quello prendere e spostare un dente, ma è quello di attivare e rafforzare una muscolatura oro-facciale specifica con il fine di creare un equilibrio statico, altri agiranno con forze specifiche e mirate, talvolta si rende necessario il posizionamento di microviti implantari, insomma un mondo.

È fondamentale, sapere  per quale motivo si ha bisogno di un apparecchio ortodontico, che problema bisogna  risolvere e qual è il trattamento più corretto per ottenere il nostro obiettivo.

Le linee guida odontoiatriche, comunemente accettate e condivise  per pianificare un trattamento ortodontico efficace, prende in considerazione:

  • età del soggetto;

  • familiarità;

  • caratteristiche del difetto su cui si vuole agire (ad esempio, malaocclusione);

  • stadio di sviluppo e potenzialità di crescita;

  • traumi passati;

  • eventuali implicazioni trasversali dell’intervento.

La combinazione tra questi elementi, il problema in essere e quello riferito, le potenziali conseguenze, sono tutte indicazioni raccolte che metteranno  il nostro medico dentista in condizione di poterci consigliare per il meglio.

A volte le aspettative dei pazienti non sono realistiche e in quei casi lo specialista può trovarsi a sconsigliare di intraprendere una strada che porterebbe a un certa disillusione.

Mettere l’aparecchio è  scelta primariamente estetica?

E’ sempre il medico dentista a stabilirlo. normalmente si fa riferimento allo IONT (Indice Necessità Trattamento Ortodontico)

Si tratta di un sistema di valutazione impiegato dai dentisti. Questo permette di stabilire un livello di gravità che va da 1 (nessuna necessità di trattamento ortodontico) a 5 (necessità di trattamento). La misurazione di questi fattori ci permette di valutare se il trattamento è necessario per preservare la salute del bambino.

  1. In alcuni casi quelli più gravi di livello 5, il solo trattamento ortodontico può non essere sufficiente? Ebbene sì esistono alcuni casi definiti chirurgici dove la sola ortodonzia non può essere risolutiva. in questi casi l’ortodonzista in collaborazione con il chirurgo maxillo facciale pianificheranno il trattamento d’elezione più idoneo.
  2. A che età è bene iniziare un trattamento ortodontico? E’ sempre sbagliato generalizzare in quanto esistono sempre le eccezioni, in linea di massima un trattamento ortodontico dovrebbe iniziare tra i 6 e i 7 anni.
  3. Mio figlio ha ancora i denti da latte è bene attendere la permuta? No. Non ha importanza il fatto che ci siano ancora i denti da latte, alcuni trattamenti sfruttano il treno della crescita e dello sviluppo del bambino e questo passa una sola volta nella vita, perderlo significa perdere alcune possibilità e ripiegare su altre.
  4. I denti da latte sono cariati e comunque andranno persi, tanto vale toglierli subito e lasciare spazio a i denti definitivi è corretto? Assolutamente NO. Non è corretto e rappresenta uno dei grandi falsi ideologici che nascono dal popolo contro il  quale dobbiamo lottare quotidianamente. Attenzione non è sbagliato in assoluto, come al solito esistono delle eccezioni in medicina.  Normalmente i denti da latte è bene curarli tempestivamente. Questo risulta  fondamentale come mantenitore di spazi e per facilitare la crescita dei denti definitivi nelle posizioni corrette.
Ortodonzia Invisibile con le mascherine trasparenti

Un fiore all’occhiello, capace di risolvere un difetto estetico, un problema non corretto durante l’infanzia, un trauma.

Questo tipo di dispositivo normalmente viene richiesto dagli adulti e sono molte le ragioni per le quali, anche da adulti potremmo avere bisogno di intervenire ortodonticamente. Il paziente adulto è spinto verso questo dispositivo principalmente perché si vergogna e non vuole alla sua età indossare placchette di metallo ed elastici colorati, quindi spinto dalla vergogna e da motivi estetici sceglie questo tipo di dispositivo. Un volta indossato e toccato con mano i benefici  lo richiedono per i propri figli, non più per l’estetica ma perché non è doloroso e non rovina i denti.

  • Pazienti : Bambini e Adulti
  • Treatment : Ortodonzia
  • Durata del trattamento : Può variare da alcuni mesi per i casi più semplici fino ad alcuni anni per i casi più complessi

Trattamento dei DTM

DTM o Disordini Temporo Mandibolari le tesi di oggi

Una patologia complessa e multifattoriale. Il termine multifattoriale in questo caso vuole significare che più medici specialisti devono essere coinvolti nello stillare la terapia, poiché i DTM o Disordini Temporo Mandibolari sono una sindrome (insieme di sintomi) che coinvolge più parti del corpo umano.

La diatriba più comune è riassunta così: è nato prima l’uovo o la gallina? Il senso è più o meno questo, alcuni autori sostengono che i dolori DTM nascano da un uso eccessivo, anomalo e sbagliato dell’organo masticatorio, dettato da una “disfunzione” che nasce dal sistema nervoso centrale (il cerebro o cervello) che in qualche modo ha scelto come valvola di sfogo dallo stress del quotidiano, di serrare forte i denti o digrignarli durante la fase REM del sonno. Questo sovraccarico di lavoro porta a un affaticamento del sistema che si evidenzia con dolori. Pertanto questi autori sostengono che qualsiasi pagliativo in grado di non far contattare i denti tra loro sia da considerare sufficiente ad evitare che i denti si consumino e usurino a causa dell’attrito da sfregamento tipico dei bruxisti. E’ contemplato un eventuale trattamento farmacologico su i soggetti “depressi” con farmaci che agiscono come miorilassanti sul sistema nervoso centrale o periferico. Tutto questo associato alla fisioterapia e a una terapia antidolorifica da gestire in caso di fasi dolorose acute. Il razionale della terapia nasce dal fatto che i dolori da DTM talvolta, pur manifestandosi nel comparto oro-facciale non dipendono da disfunzioni del sistema organo masticatorio, ma il dolore è l’effetto collaterale di un disordine emozionale.

Questa tesi oggi ritenuta la più accreditata certamente in alcuni casi trova la soluzione migliore per un determinato  tipo di paziente in un determinato contesto.

DTM Disordini Temporo Mandibolari.  La nostra filosofia

Spesso mi capita di intercettare pazienti con questi disordini ai quali chiedo se si sentono depressi. La risposta più comune è:

.. Io non mi sento depresso ma certamente avere mal di testa tutti i giorni per settimane consecutive non contribuisce a mantenere il buon umore.

 

           

 

 

Una mia  riflessione:

Negli anni 60/70 la causa di tutte queste patologie era considerata dentale, poi all’improvviso si è cambiata opinione e i denti non vengono quasi più presi in considerazione.

All’improvviso la figura del dentista diventa marginale, e prendono piede trattamenti farmacologici anche diari. E questo è sicuramente un bene per l’economia delle case farmaceutiche.

In qualche modo l’immenso lavoro fatto da i nostri avi medici dentisti viene cestinato e lasciato spazio alle nuove tecnologie, che velocizzano il lavoro mettendo il clinico in condizione di eseguire diagnosi mirate in tempi brevi.

Purtroppo nel tempo anche queste tecnologie, si sono mostrate incomplete, carenti e i trattamenti spesso inefficaci deboli e non durevoli.  Quindi si è deciso di relegare la responsabilità allo psicologo  e allo psichiatra rimandando alla farmacocinetica il compito di alleviare i dolori muscolari e scheletrici causati da questi disordini.

Io credo che la verità stia un po nel mezzo. Per questo è fondamentale la valutazione del singolo caso.

Quando si evidenziano DTM in associazione a disfunzioni oggettive dell’organo masticatorio che obiettivamente trovano un razionale sull’occlusione, per la mia esperienza personale ritengo e sostengo che, sistemare il comparto danneggiato porti a ottimi risultati. D’altronde come possiamo pretendere che senza i requisiti minimi necessari al corretto funzionamento, l’organo masticatorio funzioni bene lo stesso? E’ chiaramente un utopia.

Facciamo un esempi concreto prendendo spunto da un episodio accadutomi di recente. Ho indossato un paio di scarpe nuove, bellissime, perfettamente abbinate all’abito da cerimonia, ma estremamente scomode, le definirei strette a tal punto da comprimere il piede al suo interno e con lui le articolazioni del piede.

Le ho indossate per un giorno intero ma arrivato a casa il dolore era tale che mi costringeva a zoppicare. Non avevo vesciche ma solo dolore muscolare e articolare, ho tolto le scarpe  ma il dolore non cessava e ha persistito in fase calante fino al giorno seguente. Immaginate ora che per diminuire il dolore avessi assunto una pastigli antidolorifica e perché no un bel massaggio rilassante (fisioterapia), ma a seguire nell’immediato tenuto le stesse scarpe anche per dormire. Nel lungo periodo forse mi sarei probabilmente in qualche modo adattato alla situazione, sapete ci si abitua anche a stare male, alla fine ci si convive. Periodicamente cicli di massaggio  e quando dovesse aumentare il dolore avrei potuto assumere un antidolorifico. A questo punto mi direte, scusa,  non sarebbe stato più logico togliere le scarpe troppo piccole e scomode? Bè io credo di si anche perché continuando a camminare con queste scarpe mi sarebbe aumentato il dolore e per il fenomeno della compensazione dovendo continuare a camminare il dolore si sarebbe spostato a un ginocchio e in seguito a un anca, così come quando camminiamo con un sassolino nella scarpa.

Bene quello che cui avete appena assistito  è il classico disturbo di tipo ascendente, cioè che parte dal basso e sale verso il tronco del corpo.

Ora provate per analogia a comprendere il disturbo discendente che parte dalla testa e si irradia verso il basso. Nello specifico i disordini tempero mandibolari (DTM).

Esistono molti fattori che influenzano l’occlusione, uno di questi ad esempio è l’usura meccanica, ma anche la perdita di uno o più elementi dentali può in soggetti predisposti  portare ad esempio a una compressione delle articolazioni temporo mandibolari.

Immaginate ora che la compressione della capsula articolare vi crei dolore e la compressione sia causata dalla perdita di uno o più denti, in modo semplicistico è comprensibile, che basterebbe ripristinare la masticazione ricreando gli  stop occlusali di sostegno all’articolazione della mandibola per quantomeno risolvere parte del problema. Chiaramente il paziente bruxista continuerà a bruxare, ma in una condizione fisiologica ripristinata. Come dire corro la maratona di New York con le scarpe con il tacco 12 o con un paio di scarpe da ginnastica? Inutile dire che anche il miglior maratoneta nonostante la preparazione atletica di altissimo livello  senza la scarpa adatta non avrebbe alcuna possibilità di arrivare in fondo alla gara.

Bene tornando a i nostri DTM, la difficoltà di questi trattamenti nasce dal fatto che ogni bocca è un caso a se. In questo esempio abbiamo fatto il caso più banale e intuibile della compressione di un articolazione, ma l’articolazione temporo mandibolare dovete sapere che è considerata l’articolazione più complessa del corpo umano in quanto unica nel suo genere con movimenti di rotazione e traslazione dove la capsula articolare di destra e quella di sinistra si trovano unite per il corpo mandibolare che la rende doppia e quindi ribadiamo il concetto di unica. Questa caratteristica la costringe a muoversi in modo sincrono lungo un asse di rotazione immaginario definito asse cerniera.  Quando i movimenti non riescono ad essere effettuati lungo questo asse perché  magari a causa di un sistema dentale “usurato” le strutture articolari si deformano sotto la spinta muscolare oltre il limite tollerato, bene in questi casi di disfunzione appare semplice comprendere come sia possibile intervenire ripristinando una fisiologia perduta. Quindi è sostenibile e noto che migliorando l’assetto dentale si intervenga nella postura e quindi nell’equilibrio di tutto l’organismo umano.

Pertanto la terapia da un punto di vista dentale consiste nell’intervenire sull’organo masticatorio che è una catena composta da tanti anelli, uno di questi è rappresentato dal sistema articolare, un altro dal sistema muscolare, ancora abbiamo il sistema nervoso diviso in periferico e centrale e infine ma non ultimo il sistema dentale.

Quale  tra questi menzionati rappresenti l’anello debole della catena, nessuno può dirlo senza un accurata diagnosi in quanto è elemento soggettivo che cambia da paziente a paziente.  Con certezza ogni paziente è un mondo a se e per questo motivo talvolta vedremo cedere l’anello muscolare, altre volte quello dentale e così via, a seconda della debolezza espressa dal paziente.

Per questo è difficile pensare che i pazienti possano guarire o anche solo migliorare tutti con la medesima terapia. E’ sempre necessaria una accurata diagnosi differenziata  prima di eleggere la terapia mirata.

La terapia dentale potrà agire sul comparto articolare,muscolare o scheletrico.

 

Il paziente che si trova in questa situazione dovrà per prima cosa effettuare indagini strumentali, per capire se esistono problematiche  dell’ ATM (Articolazione Temporo Mandibolare). Qualora esistessero si dovrà procedere a differenziare problemi e interferenze che derivano dall’occlusione, e nel caso indagare se esiste correlazione tra problemi occlusali e articolari. Ancora diventerà importante capire se i problemi correlati sono di carattere statico come compressioni o distrazioni articolari o dinamico, come interferenze dovute a malposizionamenti dentali o lassità legamentose, così come diventa importante misurare limitazioni funzionali o malattie del parodonto.

Al termine di un indagine completa è possibile formulare una diagnosi e avanzare un ipotesi terapeutica. Quindi arrivati a questo punto diventa auspicabile  testare il funzionamento della terapia e solo alla fine intervenire, in modo definitivo.

Uno strumento che utilizzo per testare l’efficacia del trattamento è il bite. Questo mi serve per confermare la certezza della diagnosi. Alcuni pazienti trovano una soddisfazione sufficiente in questo trattamento e a ragione se ne accontentano. In realtà non penso sia corretto in linea di massima proporre a una persona di vivere sempre con un bite.  Questo dispositivo medico individuale, dovrebbe essere visto un pò  come il gesso per una frattura. Ci deve servire il tempo necessario a capire che siamo sulla strada giusta, ma poi il trattamento definitivo dovrebbe essere dentale, per permettere di ripristinare  le  funzioni fisiologiche corrette, tanto di giorno quanto di notte. I pazienti che decidono di fermare il trattamento al bite, lo vivono in autogestione al bisogno, come si gestisce un antidolorifico. Spesso il paziente che soffre di dolori  cervicali o alla testa dopo 30 minuti  trova sollievo, esattamente come dopo l’assunzione di un antidolorifico. Il beneficio risiede nel fatto di non dover assumere della chimica.

                

La Terapia Corretta

Come accennato prima, non esiste una terapia corretta in assoluto, esiste il singolo problema, le aspettative del paziente, una diagnosi differenziata certa, e la terapia d’elezione che deve tenere conto di molte variabili tra le quali il costo biologico. Realmente solo con tutti gli elementi in mano è possibile consigliare sulla terapia più adeguata, che potrà essere ortodontica, di gestione di un bite, di addition, di mollaggio selettivo, associata a fisioterapia, esercizi di rafforzo sulla muscolatura, stretching, farmacologica ecc.. o un mix di queste.

Una tecnica originale che prende spunto dal passato

La mia passione per i Disordini Cranio Cervico Mandibolari mi ha spinto negli anni a ricercare tecniche nuove più efficaci, nel 2017 presso l’università di Oporto Portogallo ho potuto condurre uno studio clinico, randomizzato, controllato, sperimentale a gruppi paralleli, ceco, multicentrico, sequenziale e incrociato. I risultati sono stati eclatanti.

  • Pazienti : Prevalenza Donne, Uomini ma può colpire anche i bambini
  • Trattamento : Disordini tempero mandibolari (DTM o TMJD)
  • Quando devo essere trattato : Dopo aver tentato tutte le altre tecniche passando da quelle fisioterapiche a quelle farmacologiche, comprese le terapie gnatologiche di base e non aver riscontrato benefici, perché questo trattamento è efficace quanto costoso
  • Durata : Da 6 a 12 mesi. Il trattamento è un percorso che quando trova indicazione clinica risulta estremamente efficace, il paziente deve essere, motivato, collaborativo e consapevole che si deve ripristinare una equilibrio perso a causa di un usura meccanica il beneficio è immediato ma il trattamento definitivo non può essere nell’immediato

Il Carico Immediato in implantologia Endossea

Il Carico Immediato in implantologia Endossea

Risolvi il tuo problema in una giornata…

Oggi esistono nuove tecniche e tecnologie che permettono di eseguire, nella quasi totalità dei casi, un carico immediato.

Il carico immediato è il posizionamento  dell’impianto e della protesi sovrastante, che può essere provvisoria o definitiva, nella stessa giornata o alla peggio solo dopo tre giorni dall’inserimento degli impianti endossei.

La comunità scientifica considera il carico immediato un intervento sicuro e non invasivo. Oramai lo pratico con successo da oltre dodici anni. Per chi lo desiderasse a causa della fobia del dentista si può  svolgersi anche in sedazione cosciente.

 

 

… un’unica seduta, senza dolore e senza paura.

 

 

Vantaggi

  1. risultato estetico immediato
  2. funzionalità ripristinate
  3. costi razionalizzati
  4. tempi di recupero brevi

 

Controindicazioni:
  • Quantità e qualità di osso insufficiente. In caso si necessiti di rigenerativa ossea questo tipo di intervento non trova indicazione clinica.
  • Il fumo di sigari, sigarette o pipa. In linea di massima possiamo affermare che il  fumare più di 6/7 sigarette al giorno è una controindicazione al trattamento impiantare endosseo con carico immediato.
  • Il diabete deve essere valutato caso per caso con specifico marker, ma in linea di massima pur non essendo considerato una controindicazione in assoluto, resta elemento aggravante di  prognosi.

 

  • Patient : Anselmo, Imola, Italy
  • Treatment : Implant
  • Date : 24 August, 2009
  • Duration : 7 hours